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STORIA
Dovevano essere solo tre concerti, in altrettanti blues clubs.
Ci trovammo a casa di un collezionista di vintage Fender, a Forlì,
per tre giorni di prove, giusto il tempo di mettere su un piccolo repertorio
di classici su cui imbastire una jam session…
Ma “Anima*Blues”
aveva altri progetti.
Mi resi conto, fin dalle prime note, che stava nascendo qualcosa di particolare,
dalle sonorità antiche ma familiari; i limiti dei singoli, fondendosi
con quelli degli altri, diventavano peculiarità che ci rendevano
unici.
E poi l’ispirazione!
Solo in quei primi tre giorni sono nate “Holyland”, “Heart
Of The Country”, “Marta’s Dream” e “Sweet
Surrender”. Era da “Accadueo” che non scrivevo qualcosa
di nuovo, credevo che il pozzo si fosse prosciugato e invece ora non riusciamo
a trovarci insieme senza che nasca un’idea…
Sono seguiti altri meravigliosi concerti, memorabile quello di Festambiente,
e già nell’estate scorsa avrei voluto registrare un album
dal vivo, ma la discografia non vive giorni felici e presto mi trovai
impegolato in infinite discussioni sul budget, i tempi, la produzione…
Decisi di farlo di tasca mia e diventare discografico/editore di me stesso!
Chiamai l’amico Sandro Pascucci sindaco di Longiano, piccolo paradiso
sulle colline romagnole, sede di un vero gioiello, il Teatro Petrella,
che ci ha ospitato per una settimana di prove registrate. Lì abbiamo
raccolto e organizzato tutte le idee, i frammenti di testo, e, già
che c’eravamo, anche scritto “Pipe Dream”, “Estrellita”,
“Barn Yard Mama” e “Long Way Home”.
Ma per la registrazione finale ci serviva un tempio del vintage!
Avevo ben chiaro il sound che volevo ottenere e per ottenerlo mi serviva
il banco NEVE 5116 delle “Officine Meccaniche”, lo studio
del mio amico Mauro Pagani. E lì, in sette incredibili giorni di
assoluta concentrazione, abbiamo finalmente registrato “Anima*Blues”.
Lì abbiamo scritto “Mojo Philtre”, ultimato “Mama
Left Me” e, l’ultimo giorno alle 18, improvvisato “Doctor
Doctor”.
E finalmente, riascoltandolo la notte, mi sono reso conto che stavo realizzando
il mio personale Santo Graal, l’album perduto che-non-mi-hanno-mai-fatto-fare
e che “Anima*Blues”
è sì il mio nuovo album ma, per certi versi, anche il più
antico perché lo sogno da esattamente 40 anni.
Eugenio Finardi 2005
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