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IL
BLUES NON SI SUONA, SI HA!
Il
Blues non si suona, si ha!
A me è arrivato insieme ai primi ormoni, con l’adolescenza…
La mia infanzia è stata estremamente protetta e mortalmente noiosa,
non avevamo la televisione, si ascoltava solo musica classica, tutti i
weekend in montagna…
Poi a tredici anni, nell’estate del ’65, ho passato un’estate
da mia nonna negli USA, e nel corso di quella magica
estate ho scoperto Disneyland, il sottile erotismo di
Ian Fleming (leggendo “Dalla Russia con Amore”
durante un interminabile viaggio coast to coast, in autobus), La Mustang
‘65 e, nel ritorno in nave, il mio primo bacio!
Ma ciò che ha veramente cambiato la mia vita è stato vedere
alla televisione i Rolling Stones che cantavano Satisfaction!
Cercai subito tutti i dischi che avevano pubblicato e, tornato in Italia,
tampinai mio padre finché non mi comprò una Eko elettrica
rosso fiammante e… Beh, il resto è storia.
Il fatto è che, allora, gli Stones suonavano blues, anche abbastanza
bene, e presto mi venne la curiosità di sentire gli originali.
Muddy Waters, Robert Johnson, John
Lee Hooker mi toccarono l’anima, le loro voci roche, grezze,
il loro modo di suonare goffo e viscerale diedero voce ai miei tormenti
come nessuna impeccabile esecuzione classica aveva saputo fare.
Ho scoperto di avere il blues e di doverlo cantare.
Da allora il Blues è la mia musica segreta, quella che suono quando
sono solo e ho un peso sull’Anima.
Il primo gruppo che formammo, Alberto Camerini ed io,
si chiamava Dreaming Bus Blues Band ma presto il mestiere
di cantautori prese il sopravvento e il blues rimase come passione segreta
da condividere ogni tanto con altre anime perse di passaggio come Fabio
Treves e Andy Forrest.
Nel ’97 ho anche fatto alcune divertentissime date con Rudy
Rotta e Louisiana Red, ma la dimensione urbana,
elettrica non è in perfetta sintonia con il mio sentire il blues.
Un paio d’anni fà sono stato invitato a cantare ad un concerto
per commemorare Giulio Capiozzo il leggendario batterista
degli Area. Patrizio Fariselli, Ares Tavolazzi
ed io suonammo Diesel per la prima volta insieme dalla
mitica session dell’omonimo album. All’Hammond c’era
Pippo Guarnera e Vince Vallicelli suonava
la batteria…
Intanto il musicologo Franco Fabbri, che curava il programmadi
musica dal vivo “La stanza della musica”
su Radio3 Rai, ebbe l’idea di ospitarmi per una puntata sul blues
e mi ricordai degli intensi duetti con Massimo Martellotta
durante l’incisione del CD Cinquantanni. Il suo
treno era in ritardo e iniziò la trasmissione senza che avessimo
potuto provare un solo pezzo eppure i cinque brani che improvvisammo suonano
straordinariamente autentici e il bootleg è diventato un cult.
Quando Vince mi propose un tour di blues sapevo di avere finalmente il
chitarrista giusto.
Nasce ANIMA BLUES.
Eugenio
Finardi
Milano,
marzo 2004
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